Fin dagli anni ottanta erano presenti sul territorio genovese realtà che gestivano interventi residenziali in favore di madri in difficoltà. Tali strutture partivano da prospettive e aspettative diverse. Le azioni di sostegno al nucleo monogenitoriale spaziavano dall’ospitalità all’assistenza, dall’integrazione sociale al sostegno alla maternità, senza trascurare la valutazione e il supporto alle capacità genitoriali. In alcuni casi la criticità su cui intervenire era il maltrattamento del minore o della madre.
Le modalità messe in atto per perseguire tali aspettative corrispondevano a caratteristiche identitarie, culturali e metodologiche differenti. Nonostante il confronto con la complessità contenuta nelle peculiarità specifiche di tale presa in carico, fosse affrontata con ricchezza, slancio, passione e professionalità, tutto ciò faticava a diventare risorsa effettiva e certa rispetto alle richieste del territorio. Gli assistenti sociali dei Distretti concentravano sull’intervento madre bambino/a aspettative fra loro molto differenziate: protezione della persona, soluzione a bisogni primari, autonomia e osservazione. A tali domande, a volte, non trovavano riscontro richieste chiare. Le indicazioni progettuali stentavano a orientare l’intervento e il contatto tra domanda e offerta avveniva con fatica e casualità, spesso, con ricadute negative sull’evoluzione del progetto: permanenze senza progettualità, prese in carico logoranti, problematiche che, solo in un secondo momento, venivano riconosciute come non idonee in rapporto alle caratteristiche della Comunità.
Questa tipologia di offerta occupava nel panorama cittadino, rispetto all’offerta residenziale per i minori, una collocazione marginale. Tuttavia, alcuni segnali in relazione ai mutanti scenari sociali e di welfare cominciavano a indicare nella famiglia e nel suo sistema il soggetto su cui esercitare una forte azione di sostegno e prevenzione sociale.
Il laboratorio Comunità madre bambino/a, ancora non del tutto vivo nei pensieri del maggiore Ente Pubblico locale, poteva, quindi, già confermarsi allora come realtà in grado di sviluppare, attraverso metodologie d’intervento innovative, libere e indipendenti, proposte concrete per una messa a sistema del proprio Servizio in termini di organizzazione, metodi e centralità nella rete dei servizi alla persona della città di Genova.
Nel 1997 il Comune di Genova chiama gli enti gestori delle strutture residenziali madre bambino/a ad un percorso di coprogettazione. Si interviene cogliendo l’opportunità offerta dalla 285/97. In essa vi sono le risorse per creare nuove aree di progettazione, dando priorità a percorsi metodologici e di partenariato. La Rete, quindi, si costituisce sulla necessità fondamentale di confrontarsi rispetto alle proprie specificità e criticità. Gli Enti costituenti la Rete sono sette: Istituto “Suore povere Bonaerensi di San Giuseppe”, Cooperativa sociale “Il Biscione”, Croce Rossa Italiana – comitato di Genova, Associazione “L’Ancora”, Fondazione Auxilium, Istituto “Antoniano Suore figlie del Divino Zelo”, l’U.d.i. “Centro di accoglienza per non subire violenza”.
Il Protocollo d’intesa del 3 agosto 1998 segna l’inizio di un graduale sviluppo che ha nel Coordinamento di Rete l’organismo operativo di progettazione principale. Il Coordinamento comincia a porsi obiettivi di miglioramento sia delle singole offerte sia del sistema complessivo. L’idea condivisa ritiene che il sostegno ai singoli servizi possa produrre un miglioramento complessivo del sistema. Inoltre, viene introdotta l’ipotesi di un welfare specifico che, attraverso risorse pubbliche e private, possa contribuire a sviluppare ulteriormente il sistema complessivo.
Il Coordinamento della Rete ha abbracciato sempre più la progettualità della Rete stessa e la definizione di nuovi modelli concertativi tra pubblico e privato. Al momento della definizione e sottoscrizione del Protocollo d’intesa già veniva posto l’accento sulle criticità di percorso come elementi costitutivi della crescita e come contenitori di possibilità di trasformazione. In questa dimensione di forte progettualità è bene sottolineare come l’Ente Pubblico abbia assunto, allora, una posizione orizzontale all’interno della Rete, sul piano della gestione e con ruolo paritario rispetto agli altri soggetti. In tale modo è stato possibile prima costituire una alleanza progettuale in cui riconoscersi e solo in un secondo momento riconoscere all’Ente Pubblico un ruolo di governo e di regia. L’alto livello di partecipazione, la fiducia e la libertà progettuale hanno permesso di declinare i principi di sussidiarietà, a cui è vincolato l’Ente Pubblico, modulando il suo intervento in base alle necessità, senza per questo trascurare tutti i livelli di partecipazione.
L’azione del Coordinamento è stata, quindi, da una parte pianificata, dall,altra si è lasciato che le diverse componenti della Rete producessero un’azione e un’interazione con l’obiettivo di riconfigurare il sistema secondo i processi naturali autostrutturanti delle reti.
Sull’onda di un impegno costante e di precise linee di lavoro, il Coordinamento della Rete si è orientato negli anni nelle seguenti direzioni:
· miglioramento in senso qualitativo delle strutture esistenti (locali a norma), sia sul piano della capacità di accogliere il nucleo familiare sia rispetto ai requisiti di professionalità degli operatori; percorso di consapevolezza rispetto a limiti e punti di forza; sviluppo progressivo della mission verso la differenziazione delle offerte, l’accrescimento delle specializzazioni e una maggiore condivisione degli strumenti per la governance dei processi di cambiamento;
· progettazione integrata per la realizzazione di nuove offerte: nuovi servizi residenziali con qualità specifiche di maggiore leggerezza; progetti integrati a sostegno della Rete: S.o.l. e progetto diurno Sere.fa;
· collegamenti tra le risorse interne ed esterne, in special modo nel rapporto privilegiato con gli ATS: definizione di modalità per l’accesso coordinate con l‟inviante.
Oggi, la Rete madre bambino/a esprime, attraverso i sette Enti che la costituiscono, una rilevante e variegata gamma di servizi, sia residenziali attraverso le comunità e gli appartamenti protetti sia diurni attraverso i diversi servizi offerti dal Sere.Fa (servizi in rete per la famiglia).